Stress nei gatti

Lo Stress nei Gatti

Stress. Se esiste una parola in grado di riassumere i tanti aspetti negativi della nostra vita moderna, questa e’ proprio “stress”. Ognuno di noi puo’ facilmente dare a questo termine anglosassone un valore piu’ preciso.

Carichi di lavoro eccessivo, un capo dispotico, traffico alienante, preoccupazioni familiari e via via sino ad arrivare a un perfido computer che smette di funzionare proprio quando siamo sul punto di terminare una relazione importante che va ultimata per l’indomani mattina.

In genere abbiamo imparato a mantenere il tutto al di sotto di un livello di guardia e riusciamo a sopravvivere. E, se questo non accade, possiamo correre ai ripari chiedendo l’aiuto qualificato, e quasi sempre risolutivo, di uno specialista.

Ma per i nostri pet la cosa non e’ cosi’ semplice. Chiunque abbia a che fare professionalmente con gli animali potra’ confermare che qualsiasi situazione potenzialmente stressante e’ in grado di influire negativamente non solo sulla sfera comportamentale del soggetto, ma anche su quella fisiologica.

Ben lo sa chi si occupa di animali da reddito. Un caso noto e’ quello della produzione di latte nelle batterie di bovine lattifere: il cambio di un orario, la costruzione di una strada troppo vicina alle stalle, un mungitore dalla mano poco delicata sono tutte cose che diminuiscono sensibilmente la produzione di latte nella maggior parte degli animali.

Non parliamo poi di quando, a causare lo stress, e’ l’aumento stagionale del traffico aereo del vicino aeroporto, come accadeva regolarmente sino a qualche anno fa nelle stalle a Nord di Milano.

Osservati con attenzione

Nei nostri pet, mancando il parametro oggettivo della “produzione”, il riconoscimento dello stress e’ affidato quasi esclusivamente all’osservazione del proprietario e alla leggibilita’ del comportamento del paziente.

Nel gatto, animale che sotto l’aspetto comportamentale e’ certamente piu’ misterioso del cane, tutto questo e’ particolarmente difficoltoso. E’ giunto allora il momento di vedere un po’ meglio come stanno le cose.

E di iniziare a mettere in atto un’osservazione attenta e mirata, tenendo a mente i pochi e semplici parametri che cercheremo di focalizzare qui di seguito.

Cominciamo con qualche situazione semplice, al limite della banalita’. Se il nostro micio, da sempre adorabile per il suo modo estroverso di rapportarsi con noi e tutto l’ambiente circostante, diventa all’improvviso timido, nervoso e magari anche aggressivo, non occorre aver vinto un Nobel per l’etologia per capire che qualcosa ( o qualcuno ) gli provoca uno stress.

Molto meno semplice e’ se abbiamo a che fare con un gatto abitualmente timido, riservato, che potremmo definire “introspettivo”.

In questo caso i sintomi dello stress possono essere meno evidenti, ma ci sono. Se il nostro gatto assomiglia a quello che abbiamo appena descritto, e, a un tratto, si mette a passare molto tempo immobile in una postura non del tutto naturale, allora dobbiamo andare a fondo del problema.

A questo proposito, e giusto a titolo di curiosita’, riportiamo un curioso parallelismo tra uno studio fondamentale eseguito sull’uomo nel 1960 e le alterazioni comportamentali dello stress nel gatto.

Hans Jurgen Eysenck, il piu’ grande psicologo della personalita’ del secolo scorso, aveva accertato come nella specie umana certi sintomi psichici fossero correlati al grado d’introspezione della personalita’ del paziente. In altre parole: il grande scienziato aveva osservato che di fronte a uno stress, una persona estroversa reagisce con comportamenti isterici, antisociali e addirittura autodistruttivi, mentre al contrario una persona introversa o introspettiva tende a manifestare il suo disagio con fobie maniacali e ossessive.

Manifestazioni frequenti

Cambiando di poco, tutto questo si puo’ applicare anche al nostro amato felino. Quali sono le manifestazioni piu’ frequenti di stress che possiamo riconoscere nel gatto? Teoricamente qualsiasi alterazione nel comportamento puo’ essere legittimamente associata allo stress.

Con maggiore frequenza, pero’, possiamo vedere cose come problemi con la cassetta ( eliminazione inappropriata ), inusuali marcature del territorio ( spruzzi di urina ), cura eccessiva del mantello, tendenza all’immobilita’ e a restare nascosto.

Meno frequentemente si possono osservare anche insoliti episodi di aggressivita’ contro persone o altri animali, vocalismi eccessivi, inappetenza e generica irrequietezza. Per tentare di risolvere buona parte di questi problemi e’ necessaria solo qualche accortezza e un po’ di pazienza.

Di come correggere i problemi di eliminazione inappropriata, di marcatura del territorio e di eccessiva cura del mantello si e’ gia’ parlato. E’ qui interessante, invece, cercare di capire quali possono essere le cause tipicamente stressanti per un piccolo felino di’e da dove queste possano derivare. Per questo, ancora una volta, dobbiamo rivolgerci all’etologia di classe.

Il gatto, come gran parte degli appartenenti alla classe dei mammiferi, puo’ reagire a una potenziale minaccia adottando di volta in volta quattro diverse strategie. Sottrarsi fisicamente alla minaccia, cioe’ scappare. Combattere, difendendo attivamente se’ stesso.

Rimanere immobile e nascosto, nel tentativo di passare inosservato. Oppure, sottomettersi senza condizioni, cercando la benevolenza dell’ipotetico aggressore. In realta’, e’ quest’ultima situazione propria del cane e rarissima a vedersi nel gatto.

Cause ed effetti

In questo caso anche l’etologia di classe pare aiutarci poco. Infatti, se pure i comportamenti da stress possono inquadrarsi in queste diverse categorie, resta inevasa la domanda fondamentale: quali possono essere le cause che li determinano?

In linea teorica, tantissime: un altro gatto ha intravisto in giardino, il cambio dell’arredamento, un trasloco, qualche cambiamento delle abitudini familiari, un odore nuovo, l’assenza o la nuova presenza di un familiare, e via cosi’ sino al paradosso di una vita troppo tranquilla e monotona.

Lo stress non si limita a indurre alterazioni nella sola sfera comportamentale, ma determina cambiamenti significatici anche a livello organico. L’organismo stressato tenta di difendersi aumentando tutti quei livelli ormonali che possono favorire sia reazioni difensive, sia elusive, tutte mirate alla sopravvivenza del soggetto.

Se lo stress diventa prolungato nel tempo entrano in gioco fenomeni di adattamento che, a lungo andare, possono manifestarsi in un vero e proprio stato di malattia. In genere, tutto questo e’ vero per i felini selvatici, ma i nostri coccolatissimi pet ben raramente si giovano di questi meccanismi di difesa. Cosa fare allora?

La prima possibilita’ e’ banale: individuata la possibile causa dello stress, occorre semplicemente rimuoverla. Non e’ difficile se si tratta del gatto del vicino che viene a prendere il sole proprio davanti alla finestra preferita del nostro micio, o se tutto deriva da un cambiamento delle abitudini familiari.

Casi come questi si risolvono tirando una tendina o dedicando maggiori attenzioni al nostro mici non appena ne abbiamo la possibilita’.

Per i comportamentisti d’oltreoceano basterebbero due brevi sedute di gioco al giorno per eliminare gran parte dei casi di questo genere di stress.

In caso poi il disagio della bestiola fosse determinato dall’inconsueta e transitoria baraonda causata da una ristrutturazione dell’appartamento, bastera’ dedicarle una stanza, la piu’ remota, accessoriata di tutti i comfort, ivi compresi i giochi preferiti e i nostri indumenti non ancora lavati. Il senso di protezione indotto da questo locale sara’ sufficiente a migliorare sensibilmente le cose.

Non sempre, pero’, e’ possibile individuare con ragionevole certezza la causa stressante. Prima di considerare l’aiuto di un operatore professionale, vale la pena di fare un tentativo correggendo tutti quegli elementi che, in un modo o nell’altro, potrebbero contribuire a peggiorare le cose.

Il gatto e’ un animale metodico, abitudinario, e trova grande giovamento nella regolarita’ con cui puo’ svolgere le sue normali attivita’ giornaliere. Orari di pappa, giochi e riposo dovrebbero essere sempre piu’ o meno gli stessi, mentre l’ambiente che lo circonda dovrebbe restare il piu’ possibile inalterato. Se, passato un certo tempo, tutto cio’ appare inutile, e’ il caso di chiedere aiuto al veterinario.

Il nostro professionista di fiducia sara’ prezioso anche in un altro caso, quando cioe’ la causa di tutto e’ nota, ma non eliminabile. L’esempio tipico?

L’arrivo di un nuovo piccolo componente della famiglia. Qui, data la delicatezza della situazione, non e’ il caso di fare tentativi: i gattili sono pieni di insuccessi. Occorre un aiuto professionale per indirizzarci su quei metodi di contro-condizionamento che soli possono risolvere definitivamente la situazione.

Non si tratta di cose complicate, ne’ difficili, ne’ tanto meno costose. Occorrono solo un po’ di determinazione, un po’ di tempo e una certa dose di pazienza.

Con queste armi, e una guida esperta, torneremo un breve tempo a godere della serenita’ di tutta, ma proprio tutta, la nostra famiglia.

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